Di Mariangela De Blasi
Il racconto del viaggio a Wuhan, a cura di Mariangela De Blasi, vicepresidente di Arci Solidarietà, restituisce uno sguardo aperto e non semplificato sulla Cina contemporanea: una città attraversata da storia, trasformazione, innovazione e vita quotidiana. Nei giorni trascorsi in Cina, l’incontro con la Zhongnan University of Economics and Law e con la collaborazione avviata con Sapienza Università di Roma diventa occasione per riflettere sul valore delle relazioni internazionali, dell’ospitalità e dello scambio tra mondi culturali, accademici e sociali diversi. Un’esperienza che interroga anche il ruolo della Terza missione e delle competenze sociali nel costruire percorsi di accoglienza, inclusione e partecipazione.
From Wuhan to Rome: Welcoming as a Concrete Form of Dialogue
By Mariangela De Blasi
The account of the trip to Wuhan, by Mariangela De Blasi, vice president of Arci Solidarietà, offers an open and uncomplicated perspective on contemporary China: a city steeped in history, transformation, innovation, and daily life. During the days spent in China, the meeting with the Zhongnan University of Economics and Law and the collaboration initiated with Sapienza University of Rome became an opportunity to reflect on the value of international relations, hospitality, and exchange between diverse cultural, academic, and social worlds. An experience that also questions the role of the Third Mission and social skills in building paths of welcome, inclusion, and participation.
Ci sono esperienze che non appartengono al tempo breve del viaggio, perché non si esauriscono nella successione degli incontri, dei luoghi visitati e delle immagini raccolte. Continuano invece ad agire più lentamente, aprendo domande, incrinando abitudini interpretative, costringendo lo sguardo a decentrarsi e lasciando intravedere possibilità che, prima di quell’attraversamento, non avevano ancora trovato una forma.
Some experiences do not end when a journey ends. They are not contained in the meetings we have, the places we visit, or the images we bring home. They continue to work within us slowly, raising questions, challenging familiar ways of seeing, shifting our perspective, and revealing possibilities that had not yet taken shape before.
Wuhan è una città che costringe lo sguardo ad allargarsi. Non soltanto per la sua dimensione, per l’estensione dei suoi spazi urbani o per la forza simbolica del Fiume Azzurro che la attraversa, ma per la complessità che restituisce a chi prova ad ascoltarla senza ridurla a un’immagine già nota. È una città che tiene insieme storia e trasformazione, memoria e futuro, sviluppo tecnologico e vita quotidiana, grandi infrastrutture e relazioni minute.
Wuhan is a city that makes you look further and wider. Not only because of its size, the scale of its urban spaces, or the symbolic force of the Yangtze River running through it, but because of the complexity it reveals to those willing to listen without reducing it to a familiar image. It is a city where history and change, memory and future, technological development and everyday life, major infrastructure and small human relationships coexist.
Arrivare a Wuhan significa incontrare una parte della Cina contemporanea che non si lascia comprendere attraverso formule rapide. La città mostra una vitalità intensa, fatta di università, quartieri, luoghi di lavoro, spazi pubblici, traffici, ponti, servizi e presenze umane che disegnano un paesaggio in continuo movimento. Eppure, dentro questa modernità visibile, restano tracce profonde di cultura, tradizione e continuità, che rendono il presente meno lineare e molto più stratificato di quanto spesso venga raccontato da lontano.
Arriving in Wuhan means encountering a part of contemporary China that cannot be understood through easy formulas. The city shows an intense vitality: universities, neighborhoods, workplaces, public spaces, traffic, bridges, services, and people all shape a landscape in constant motion. Yet within this visible modernity, there are deep traces of culture, tradition, and continuity, making the present less linear and far more layered than it is often described from afar.
Per questo il viaggio a Wuhan è stato prima di tutto un’esperienza di conoscenza. Ha chiesto tempo, ascolto e attenzione. Ha chiesto di sospendere le categorie già disponibili e di osservare la realtà nella concretezza degli incontri, dei luoghi attraversati e dei gesti quotidiani. In quei giorni mi è tornata alla mente la frase di Mao Zedong secondo cui «chi non ha fatto inchiesta non ha diritto di parola», perché davanti a un contesto così ampio e complesso ogni giudizio rischia di essere fragile se non nasce da un rapporto diretto con la realtà.
For this reason, the journey to Wuhan was first and foremost an experience of learning. It required time, listening, and attention. It required setting aside ready-made categories and observing reality through actual encounters, places, and everyday gestures. During those days, Mao Zedong’s words often came back to me: “No investigation, no right to speak.” Faced with such a vast and complex context, any judgement risks being fragile unless it is rooted in direct contact with reality.
La Cina che ho incontrato a Wuhan non coincide con le rappresentazioni semplificate che spesso arrivano fino a noi. È una realtà organizzata, dinamica, capace di trasformazioni profonde, ma anche attraversata da relazioni, attenzioni, pratiche di ospitalità e desiderio di confronto. L’accoglienza ricevuta, la cura degli incontri, il valore attribuito al tempo condiviso e persino la centralità della cucina come linguaggio culturale mi hanno restituito una dimensione umana e sociale che non può essere separata dalla grande scala dei processi urbani e istituzionali.
The China I encountered in Wuhan does not match the simplified representations that often reach us. It is an organized and dynamic reality, capable of profound transformation, but it is also shaped by relationships, attentiveness, hospitality, and a desire for exchange. The welcome I received, the care devoted to every meeting, the value given to shared time, and even the central role of food as a cultural language revealed a human and social dimension that cannot be separated from the larger scale of urban and institutional processes.
In questo contesto ho avuto modo di conoscere da vicino la Zhongnan University of Economics and Law e la collaborazione che la lega a Sapienza Università di Roma. È una relazione significativa, che mostra come anche a Wuhan esista un punto di contatto importante con l’Italia e con il suo sistema universitario. In un luogo così distante da Roma, la presenza di Sapienza appare come un piccolo pezzo d’Italia dentro una rete di scambi accademici, culturali e formativi che permette a mondi diversi di incontrarsi e riconoscersi.
In this context, I had the opportunity to learn more closely about Zhongnan University of Economics and Law and its collaboration with Sapienza University of Rome. This is a meaningful relationship, showing that even in Wuhan there is an important point of contact with Italy and with the Italian university system. In a place so far from Rome, Sapienza’s presence feels like a small piece of Italy within a network of academic, cultural, and educational exchanges that allows different worlds to meet and recognise one another.
A Wuhan ho portato con me anche lo sguardo di Arci Solidarietà, maturato nel lavoro quotidiano sull’accoglienza, sull’inclusione, sulla mediazione sociale e sulla costruzione di legami comunitari. È uno sguardo che aiuta a leggere le relazioni non solo nella loro dimensione istituzionale, ma anche nella concretezza delle persone, dei percorsi e dei contesti che rendono possibile l’incontro. Da questa prospettiva, il viaggio ha aperto una riflessione sul valore che le competenze sociali e territoriali possono assumere quando entrano in dialogo con il mondo universitario e con la sua dimensione internazionale.
In Wuhan, I also brought with me the perspective of Arci Solidarietà, shaped by our daily work on reception, inclusion, social mediation, and the building of community ties. This perspective helps us read relationships not only through their institutional dimension, but also through the people, paths, and contexts that make real encounters possible. From this point of view, the journey opened up a reflection on the value that social and local expertise can have when it enters into dialogue with the university world and its international dimension.
Il rapporto tra Sapienza e la Zhongnan University of Economics and Law consente di osservare da vicino una collaborazione accademica già viva, mentre l’esperienza di Sapienza a Roma richiama un altro aspetto importante della sua vocazione internazionale. L’università accoglie infatti studenti e studentesse provenienti da molte parti del mondo e si confronta ogni giorno con il tema dell’incontro tra percorsi formativi, città, culture e contesti di vita diversi. È qui che la riflessione sulla Terza missione può trovare uno spazio particolarmente interessante, perché il sapere universitario non resta chiuso dentro i confini dell’accademia, ma entra in rapporto con la società, con i territori e con le comunità.
The relationship between Sapienza and Zhongnan University of Economics and Law allows us to see an academic collaboration that is already active and meaningful. At the same time, Sapienza’s experience in Rome highlights another important aspect of its international vocation. The university welcomes students from many parts of the world and engages every day with the meeting of different educational paths, cities, cultures, and life contexts. This is where reflection on the Third Mission can find a particularly interesting space, because university knowledge does not remain confined within academia, but enters into relationship with society, local areas, and communities.
In questo orizzonte, l’esperienza di una realtà come Arci Solidarietà può trovare un terreno di senso. Accoglienza, orientamento, mediazione culturale e costruzione di relazioni non sono elementi laterali rispetto a un percorso formativo internazionale, ma condizioni che possono renderlo più pieno, più accessibile e più capace di produrre conoscenza reciproca. La dimensione internazionale dell’università, quando incontra il tessuto sociale della città, può diventare occasione di crescita non solo per chi arriva, ma anche per la comunità che accoglie.
In this wider perspective, the experience of an organization such as Arci Solidarietà can find its place. Reception, guidance, cultural mediation, and the building of relationships are not secondary elements in an international educational journey. They are conditions that can make it fuller, more accessible, and more capable of generating mutual understanding. When the international dimension of the university meets the social fabric of the city, it can become an opportunity for growth not only for those who arrive, but also for the community that welcomes them.
Roma, da questo punto di vista, può diventare per studenti e studentesse internazionali non solo una destinazione di studio, ma anche un luogo da attraversare, comprendere e vivere. L’incontro con i quartieri, con le reti sociali, con le pratiche associative e con le forme quotidiane della solidarietà permette di conoscere una città diversa da quella solo monumentale o accademica. Permette di entrare in rapporto con una realtà viva, plurale, attraversata da contraddizioni ed energie collettive.
From this point of view, Rome can become for international students not only a place of study, but also a city to move through, understand, and live in. Encountering its neighborhoods, social networks, associations, and everyday forms of solidarity makes it possible to discover a city that is not only monumental or academic. It allows students to connect with a living, plural reality, crossed by contradictions but also by collective energy.
Accogliere, in questo senso, significa costruire condizioni di orientamento, fiducia e relazione. Significa aiutare chi arriva a leggere una città, a comprenderne i codici quotidiani, a incontrarne i luoghi e le possibilità. Significa anche permettere alla comunità che accoglie di cambiare, perché ogni incontro autentico modifica entrambe le parti e rende più aperto lo sguardo di chi arriva e di chi riceve.
To welcome, in this sense, means creating conditions for orientation, trust, and relationship. It means helping those who arrive to read a city, understand its everyday codes, and discover its places and possibilities. It also means allowing the welcoming community itself to change, because every authentic encounter transforms both sides and broadens the perspective of both those who arrive and those who receive.
È su questo terreno che la Terza missione può diventare uno spazio concreto di relazione tra università e società. Non come formula astratta, ma come possibilità di costruire legami, accompagnare percorsi, favorire scambi e rendere più abitabile la distanza tra mondi diversi. Il viaggio a Wuhan ha reso visibile proprio questo, poiché ha mostrato come la conoscenza nasca dall’incontro e come anche una relazione accademica internazionale possa trovare ulteriore profondità quando viene letta insieme alla cura delle persone, alla qualità dei contesti e alla capacità di ascoltare.
It is on this ground that the Third Mission can become a concrete space of relationship between university and society. Not as an abstract formula, but as a way to build ties, accompany people along their paths, encourage exchanges, and make the distance between different worlds easier to inhabit. The journey to Wuhan made this very clear: knowledge is born from encounter, and even an international academic relationship can gain greater depth when it is connected with care for people, attention to contexts, and the ability to listen.
Da Wuhan torno quindi con uno sguardo più ampio sulla Cina, sulla sua complessità e sulle possibilità che possono aprirsi quando ci si dispone davvero alla conoscenza. Porto con me una consapevolezza più precisa del valore dell’ascolto, della misura e della relazione. Le relazioni più solide nascono quando si evita di semplificare, quando si riconoscono le differenze e quando si costruiscono le condizioni perché l’incontro diventi esperienza, responsabilità e percorso condiviso.
I return from Wuhan with a broader view of China, of its complexity, and of the possibilities that can open up when we are truly willing to learn. I carry with me a clearer awareness of the value of listening, balance, and relationship. The strongest relationships are born when we avoid simplification, recognise differences, and create the conditions for encounter to become experience, responsibility, and a shared path.








