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Al confine con il Venezuela: tra attese, speranza e accoglienza

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Una testimonianza di Carola Battistelli di Arci Solidarietà dal confine tra Brasile e Venezuela, frutto della visita ai progetti di AVSI Brasil.

Un primo racconto che attraversa il sistema di accoglienza nella regione di Roraima e restituisce uno sguardo concreto su un modello possibile, capace di coniugare protezione, inclusione e futuro.

Attiva nel Paese da decenni, AVSI Brasil è un’organizzazione impegnata in interventi di sviluppo e aiuto umanitario, con particolare attenzione ai migranti e rifugiati venezuelani, attraverso progetti di accoglienza, integrazione e supporto sociale.

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La macchina si ferma alle 6:45 del mattino. L’aria è già calda e umida. Siamo a Boa Vista, capitale dello stato di Roraima, nel nord del Brasile, a poche ore dal confine con il Venezuela.

Ci dirigiamo verso Pacaraima, una città a circa 200 chilometri di distanza. L’asfalto regge solo per il primo tratto; poi lascia spazio alla terra battuta, sollevando polvere rossa mentre la strada si snoda lentamente nella savana.

Ai lati della strada emergono comunità indigene, custodi silenziose di questa terra. Capanne di legno e lamiera, volti segnati dal sole, sguardi profondi. Di tanto in tanto, sulle fermate isolate degli autobus, compaiono sigle tracciate a vernice: iniziali di gruppi criminali che segnalano la loro presenza in queste zone remote.

Il viaggio procede lentamente, scandito da immagini di vita quotidiana e dalle parole del personale di AVSI Brasil, organizzazione nata nel 2007 e impegnata in progetti di educazione, protezione e inclusione sociale.

Dopo circa tre ore arriviamo alla frontiera con il Venezuela.

Non è una barriera di muri, ma un confine vivo: un luogo di attese, partenze e arrivi. Decine, forse centinaia, di persone camminano avanti e indietro. Alcuni fissano il terreno, altri guardano lontano. Qualcuno scatta fotografie. Forse per chi è rimasto indietro. Forse per ricordare a sé stessi che qualcosa di sé esiste ancora.

Qui le molteplici crisi che attraversano l’America Latina si riflettono nei volti di chi attraversa la frontiera.

Negli ultimi anni, l’intero continente è stato segnato da instabilità economiche, disuguaglianze strutturali, violenze diffuse e disastri ambientali sempre più frequenti, fattori che alimentano una mobilità umana crescente. Milioni di persone si spostano all’interno della regione, che oggi è diventata allo stesso tempo luogo di partenza, transito e destinazione.

Dal 2019 il Brasile applica procedure semplificate per il riconoscimento dello status di rifugiato ai cittadini venezuelani, un approccio utilizzato in diversi contesti internazionali in presenza di flussi migratori su larga scala e volto ad accelerare l’accesso alla protezione, in linea con i criteri ampliati previsti dalla Dichiarazione di Cartagena del 1984.

Al confine è stato allestito un ampio spazio di triage. Qui vengono verificate le identità, registrati i dati e garantito l’accesso immediato ai servizi essenziali e alla documentazione necessaria per muoversi all’interno del Paese. Un sistema federale inter-agenzia promuove l’accesso sia alle procedure di asilo sia a forme di regolarizzazione della residenza, offrendo alle persone la possibilità di orientarsi tra diversi percorsi legali, gestiti da AVSI, UNHCR e OIM. L’accoglienza include rifugi e centri temporanei, pensati per fornire assistenza rapida prima del trasferimento a Boa Vista o in altre destinazioni interne.

Il caldo incalza, il sudore riga i volti.

Qui, in questa terra sospesa tra due mondi, il tempo sembra essersi congelato. Un’area gioco per bambini restituisce loro un frammento di spensieratezza, spesso compromessa dal viaggio migratorio.

A Pacaraima, tre parole campeggiano su un muro:

Accogliere, Integrare, Ricominciare”.

Parole che, qui al confine, sembrano indicare un futuro possibile, in un presente incerto.